Galleano | Art. 2 comma 1 bis – giurisprudenza attuale
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Art. 2 comma 1 bis – giurisprudenza attuale

Art. 2 comma 1 bis – giurisprudenza attuale

Cassazione e Tribunale di Siena

 

Pare opportuno fare il punto sulla giurisprudenza relativa ai contratti stipulati ex art. 2 comma 1 bis D.Lgs. 368/2001 (cd. “causale finanziaria”).
Come si ricorderà, dopo l’Ordinanza della Corte di Giustizia europea nella causa Vino del 11.11.10 [1] e del 22.06.11[2], la giurisprudenza europea si è assestata nel senso della legittimità della norma che prevede la a-causalità dei contratti stipulati da Poste italiane nella sua qualità di concessionario del servizio postale universale, concessione ora in vigore sino a tutto il 2014.
Come già si era osservato in precedenti interventi [3], l’ambito di azione in presenza di tali contratti si limitava così a talune e specifiche circostanze.
In particolare, sulla scorta della lettura della norma, risultavano illegittimi i contratti ex art. 2 comma 1 bis nei seguenti casi:
1. quando vi è più di un contratto stipulato ai sensi di tale norma[3] poiché la successione di contratti acausali è violativa della clausola 5 dell’accordo quadro recepito dalla Direttiva Ue 1999/70;
2. quando il contrato è stipulato da Poste, ai sensi di questa norma, per lo svolgimento di servizi finanziari e non di servizi postali[4];
3. quando il contratto è stipulato negli anni 2007 e 2008, poiché in questi casi è stata superata la percentuale che al legge fissa come massimo per le assunzioni a pena di invalidità delle stesse[5];
A ciò si aggiunga che, per tutti i contratti stipulati da Poste, la percentuale degli assunti è calcolata sul totale dei dipendenti di Poste, compresi quindi coloro i quali sono addetti ai servizi finanziari, mentre il D.Lgs. 22.7.1999 n. 261, definisce il servizio postale universale come quello inerente (art. 6) “la raccolta, il trasporto, lo smistamento e la distribuzione degli invii postali” , ovvero esattamente quel servizio che, secondo la Corte costituzionale 214/2009, giustificava la necessità di una quota di lavoratori flessibili.
Inoltre vi era la questione dei bilanci e le discrasie che potevano documentalmente rilevarsi tra i dati risultanti da questi e da quelli versati in causa da Poste italiane[4], tesi dalla quale derivava la nullità dei termini apposti, secondo la costante giurisprudenza della Corte di Cassazione[5]. Tale questione riguardava però solo i contratti relativi al 2006, 2007, 2008 e, in parte, 2009.
Con riferimento a tale quadro, va detto che la successione dei contratti e quella relativa allo svolgimento di mansioni finanziarie sono ipotesi ormai residuali, poiché Poste ha da tempo smesso di stipulare contratti successivi o di adibire i lavoratori a termine assunti ex art. 2 comma 1 bis a servizi finanziari, atteso che i giudici, nella gran parte dei casi, dichiaravano la nullità del termine e, quindi, Poste si è adeguata. Il contenzioso è poi sostanzialmente azzerato, anche perché i lavoratori che avevano vinto le cause con tali contratti hanno quasi tutti aderito agli accordi sindacali per la stabilizzazione nel frattempo intervenuti.
I giudizi in corso, nell’ipotesi in cui i giudici di primo grado abbiano dato torto, non dovrebbero creare problemi in appello, salvo per la questione della successione di contratti nel periodo intermedio (relativa alla legittimità o meno dei contratti stipulati nell’arco temporale 01.01.08 – 31.03.09) stabilito per l’applicazione integrale dell’art. 5 comma 4 bis, questione che ha dato adito a pronunce contrastanti e sulla quale si tornerà con uno specifico intervento, pendendo in merito anche alcuni ricorsi avanti alla Corte di Cassazione.
Restavano quindi i contratti stipulati per il primo ed unico contratto con adibizione ai servizi postali strettamente intesi.
Su questo punto, nonostante la gran parte della giurisprudenza di merito sia sostanzialmente negativa, vi sono state numerose sentenze di merito favorevoli, sia da parte dei Tribunali [6] che delle Corti di appello [7] e tanto con riferimento sia alla questione dei “settori” su cui calcolare la percentuale, che per quanto attiene alla mancata prova del rispetto di tale percentuale in relazione ai dati presentati dall’azienda in giudizio.
Mancava ovviamente, come più volte si è detto, la pronuncia della Corte di Cassazione che, finalmente, è avvenuta con le recenti sentenze 13221 del 26 luglio 2012 (presidente Lamorgese, est. Stile (Allegato ) e 11658 sempre del 26 luglio 2012 (pres. Miani Canevari, est. Di Cerbo ( Allegato).
Le sentenze non dicono gran ché. O meglio, confermano quanto sinora si era detto in merito alla norma di cui all’art. 2 comma 1 bis, ma nulla dicono con riferimento alle questioni residuali legate al rispetto delle percentuali, che restano le uniche allo stato in discussione sulla questione[8].
In particolare, nella prima delle due sentenze citate ci si limita a riconoscere la legittimità della norma sotto il profilo costituzionale ed europeo richiamando la Corte costituzionale e la Corte di giustizia dell’Ordinanza Vino.
La seconda affronta invece il problema dell’onere della prova ma solo per rilevare che la parte lavoratrice non aveva specificamente contestato i dati acquisiti agli atti e forniti da Poste, cosa che accadeva, del resto, in gran parte dei primi ricorsi, fondati soprattutto sulla allora ritenuta incostituzionalità della norma di cui all’art. 2 comma 1 bis.
La questione, dunque, è ancora del tutto aperta, limitatamente all’aspetto relativo alla clausola di contingentamento, tanto più che la Corte di Cassazione, nella seconda sentenza, sembra comunque avere manifestato l’intenzione di non sottovalutare la rilevanza di questo aspetto, ove fosse stato oggetto del ricorso in Cassazione.
Nel frattempo ed in attesa che altri ricorsi arrivino all’attenzione della Corte di legittimità, il collega avv. Maurizio Riommi di Perugia ci segnala cortesemente una serie di sentenze in tema, rese dal Tribunale di Siena, Giudice dott. Cammarosano, noto ai lettori di questo sito per le sentenze in tema di pubblico impiego ( Allegato ) e che mettiamo disposizione dei lavoratori interessati e degli operatori del settore.
Si tornerà quindi, a breve, sull’argomento.
Roma, 1 ottobre 2012
Sergio Galleano

      ALLEGATI

[1] Si veda su questo sito, stesso settore, il commento all’ordinanza resa nella causa C-10/10: • Contratti art. 2 comma 1 bis (causale finanziaria) – non contrarietà della norma all’ordinamento europeo – Ordinanza 11.11.2010 in causa C-10/2010
[2] Si tratta della secondo rimessione fatta dal Giudice di Trani e decisa negativamente nel senso dell’inammissibilità con l’ordinanza indicata, in causa C-161/11.
[3] Vedi nota 1.
[4] Si veda, sul punto, in questo settore: • Art. 2 comma 1 bis D.Lgs. 368/2001 – Altre sentenze positive sulle percentuali di assunzione negli anni 2007 e 2008 – Tribunale Roma e Pistoia e • Contratti art. 2, comma 1 bis La grande querelle del numero degli assunti negli anni 2007 e 2008
[5] Si veda, in questo settore: • Art. 2 comma 1 bis – La clausola di contingentamento – Cassazione 2912/2012 ed ivi ulteriori richiami.
[6] Sempre su questo settore, da ultimo: • Art. 2 comma 1 bis – clausola di contingentamento – percentuale del 15 dell’organico – Necessità di fare riferimento al solo personale del settore postale – Tribunali di Tolmezzo, Rimini e La Spezia ed altri numerosi interventi di diversi Tribunali italiani.
[7] In questo settore: • Art. 2 comma 1 bis – percentuale degli assunti – Calcolo su tutti i dipendenti di Poste italiane e non sui soli addetti al servizio postale – illegittimità – Corte di appello di Cagliari
[8] Ricordiamo però che, questo studio, unitamente ad altri legali, ha presentato in merito ricorso alla CEDU per violazione della normativa europea: v. in particolare: • Art. 2 comma 1 bis – causale finanziaria- ricorso alla CEDU, del quale si aspettano notizie.