Galleano | Depositate le conclusioni dell’Avvocato generale sulla pregiudiziale di Trapani sull’abuso dei contratti a termine.
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Depositate le conclusioni dell’Avvocato generale sulla pregiudiziale di Trapani sull’abuso dei contratti a termine.

Depositate le conclusioni dell’Avvocato generale sulla pregiudiziale di Trapani sull’abuso dei contratti a termine.

Depositate il 26 ottobre 2017 le conclusioni dell’avvocato generale Macej Zspunar nella causa Santoro

 

Il 13 luglio era stata discussa la causa Santoro (C-494/16) avanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Il 26 ottobre, come preannunciato, sono state depositate le conclusioni dell’avv. Macej Szpunar nel procedimento relativo alla pregiudiziale sollevata dal Tribunale di Trapani in merito alla adeguatezza della misura sanzionatoria stabilita dalle sezioni unite della Corte di cassazione con la sentenza 5072/2016.

A differenza della Commissione europea, che aveva indicato come adeguata una sanzione che prevedesse la corresponsione dell’indennità che va da 2,5 a 12 mensilità di cui all’art. 32 della legge 183/2010 alla condizione che si aggiungessero le 15 mensilità dovute ai lavoratori licenziati che effettuavano l’opzione per non rientrare ai sensi dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, l’avvocato generale non prende una posizione precisa.

Parlando della soluzione adottata dalle Sezioni unite della cassazione con la nota sentenza 5072/2016, l’Avvocato generale, osserva come (punto 65) “tuttavia, qualora l’abuso raggiunga una certa portata, la sanzione si scontra con un limite massimo. Di conseguenza, da un lato, le violazioni anteriori non vengono sanzionate in maniera proporzionata allorché si è in presenza di un abuso manifesto. Dall’altro, tale standardizzazione delle sanzioni. invece di consentire la recidiva, potrebbe favorirla, a causa dell’esistenza di un limite massimo universale che non può essere superato, nonostante il carattere reiterato degli abusi. Ritengo, al pari della Commissione, che la sproporzione fra la portata potenziale dell’abuso, il quale può avere avuto conseguenze per diversi anni, e l’indennità forfettaria, la quale è pari al massimo a dodici mensilità di retribuzione, sia idonea ad indebolire l’effetto deterrente delle misure sanzionatorie”. Dunque secondo l’Avvocato generale, la “sproporzione” tra l’abuso reiterato (come quello subito dalla lavoratrice in causa che, come ricorda nella nota 44 delle conclusioni, assomma a quasi vent’anni) con la sanzione di (sole) dodici mensilità ha la conseguenza di (sia , appunto,” idoneo ad”) “indebolire l’effetto deterrente delle misure sanzionatorie”: insomma la sanzione, come quantificata dalle Sezioni unite è del tutto insufficiente.

E infatti, al successivo punto 66 del suo atto precisa che “(…) al fine di porre rimedio agli abusi persistenti, i limiti dell’indennità forfettaria potrebbero essere adeguati tenendo conto della durata degli impieghi con contratti a tempo determinato conclusi in violazione dei diritti conferiti dall’ordinamento giuridico dell’Unione, fermo restando il rispetto del principio generale di proporzionalità”.

Inoltre, nelle sue conclusioni, dopo avere richiamato l’art. 32 della legge 183/2010, dice che: “a condizione che tale indennità costituisca una misura sufficientemente dissuasiva, il che può essere assicurato segnatamente attraverso la determinazione dei suoi limiti crescenti in funzione della durata del ricorso abusivo ai contratti a tempo determinato o tramite l’effetto combinato di qualsiasi altra misura sanzionatoria prevista nel diritto nazionale”, così sembrando condividere le conclusioni della Commissione europea.

Conclusioni prudenti, quindi, aperte ad ogni soluzione.

Attendiamo la sentenza della Corte europea che dovrebbe giungere entro due o tre mesi.

Roma, 28 ottobre 2017

Sergio Galleano