Galleano | Discussione in Corte europea sulla pregiudiziale di Trapani sull’abuso dei contratti a termine.
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Discussione in Corte europea sulla pregiudiziale di Trapani sull’abuso dei contratti a termine.

Discussione in Corte europea sulla pregiudiziale di Trapani sull’abuso dei contratti a termine.

Fissata in Corte europea di giustizia la discussione sulla pregiudiziale del Tribunale di Trapani circa la misura del risarcimento in caso di abuso nell’utilizzo dei contratti a termine nel pubblico impiego

 

Già si era data notizia della rimessione alla Corte europea di Lussemburgo da parte del Tribunale di Trapani della questione relativa al risarcimento del danno che, secondo la giurisprudenza italiana, sarebbe la misura alternativa alla costituzione di un rapporto a tempo indeterminato in ipotesi di abuso nell’utilizzo dei contratti a termine nel pubblico impiego.

Come si ricorderà , la Corte di cassazione a sezioni unite, con una decisione (n. 5072/2016) abbastanza criticabile – e criticata da buona parte della dottrina      [1] – aveva stabilito che il risarcimento del danno non corrispondeva alla perdita del posto di lavoro ma alla perdita di chance nel reperimento di un posto di lavoro stabile, il cui onere di provarne l’entità spettava al lavoratore.

Tale scelta andava però in senso contrario alla netta pronuncia Papalia della Corte europea, la quale già aveva ritenuto contrastante con l’ordinamento europeo una tale soluzione, ingiustificatamente penalizzante per il lavoratore, onerato di provare circostanze di difficile, se non impossibile dimostrazione.

Per ovviare a tale incompatibilità , la cassazione, con la sentenza 2026/2015 si era già inventata il cd. danno comunitario, ovvero una “quota” di risarcimento che spettava senza necessità di prova alcuna da parte del lavoratore e che veniva individuata nell’art. 8 della legge 604/1960,ovvero il danno che spetta al lavoratore ingiustamente licenziato nelle aziende con meno di 15 dipendenti. Un’inezia, quindi.

Poiché tale soluzione non reggeva per l’assoluta inadeguatezza dell’entità individuata, si era reso necessario l’intervento del massimo consesso della Corte di cassazione, le Sezioni unite, che ha invece individuato la misura sanzionatoria nell’art. 32 della legge 183/2010 ora trasfuso nell’art. 28 del d.lgs. Poletti n. 81/2015 (cd. Collegato lavoro).

Secondo tale norma al lavoratore (privato) che si vede dichiarare nullo il termine apposto al contratto, spetta la riqualificazione del rapporto a tempo indeterminato e, in aggiunta, l’importo di cui all’art. 32 (da 2,5 a 12 mensilità ) che coprono il periodo che va dalla cessazione del rapporto di lavoro sino alla sentenza che lo ricostituisce.

Bene, secondo le sezioni unite questa indennità miracolosamente si trasforma nella parte del danno da perdita di chance che il lavoratore pubblico non è tenuto a dimostrare, salva la possibilità di dimostrare “l’ulteriore danno” (indimostrabile).

Questa ricostruzione era stata messa in dubbio dal Tribunale di Trapani che aveva sottolineato una cosa ovvia: se il diritto generale comporta la costituzione di un rapporto di lavoro stabile in ragione dell’abuso commesso e tale soluzione non risulterebbe praticabile nel settore pubblico per l’obbligo di concorso stabilito dall’art. 97 della Costituzione, pare evidente che il risarcimento alternativo previsto dall’art. 36 del testo unico sul pubblico impiego (d.lgs. 165/2001), dovrebbe necessariamente essere equivalente alla perdita del posto di lavoro negato.

La prospettazione del Tribunale di Trapani è stata pienamente condivisa dalla Commissione europea nelle sue osservazioni scritte conclude per l’inadeguatezza delle misure individuate dalle Sezioni unite convenendo con il Tribunale di Trapani secondo cui il danno ragionevole equivale alla perdita del posto di lavoro, con la conseguenza che alla detta indennità ex art. 32 dovrebbe aggiungersi anche quella prevista dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori in caso di rinuncia al posto di lavoro a seguito della vittoria della causa di impugnazione del licenziamento.

Ciò porterebbe il risarcimento al lavoratore, nel massimo, anche a 36 mensilità (le 12 del 32 e le 24 del 18), ovvero una misura che non rende più conveniente per lo Stato italiano insistere nella mancata conversione ed aprirebbe la strada a probabili stabilizzazioni di massa.

Il tutto senza contare che, come si è già avuto modo di dire, la Corte costituzionale dovrà decidere sulla rimessione del Tribunale di Foggia in merito al divieto di riqualificazione dei rapporti nel settore sanitario.

La discussione sull’istanza del Tribunale di Trapani è fissata per il 13 luglio 2017, come da comunicazione della Corte europea.

Roma, 7 giugno 2017

Sergio Galleano

 

      [1] V. P. Coppola, Corte di cassazione, Ss.Uu., sentenza n. 5072/16. Incertezze, dubbi, perplessità Su www.europeanrights.eu, 01/05/2016; M. De Luca, Alla ricerca del giusto risarcimento per illegittima apposizione del termine ai contratti di lavoro privatizzati alle dipendenze di amministrazioni pubbliche (non solo) della scuola, in Il lavoro nella giurisprudenza, n. 12/2016 ed ivi ulteriori richiami.