Galleano | GIUDICI ONORARI – LA CASSAZIONE RICONOSCE L’UGUAGLIANZA TRA I GIUDICI TOGATI E QUELLI ONORARI
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GIUDICI ONORARI – LA CASSAZIONE RICONOSCE L’UGUAGLIANZA TRA I GIUDICI TOGATI E QUELLI ONORARI

GIUDICI ONORARI – LA CASSAZIONE RICONOSCE L’UGUAGLIANZA TRA I GIUDICI TOGATI E QUELLI ONORARI

LA CORTE DI CASSAZIONE CON LA SENTENZA N. 28937 DEL 4 DICEMBRE 2017 RICONOSCE CHE I GIUDICI ONORARI SVOLGONO LE MEDESIME FUNZIONI DEI GIUDICI TOGATI

 

Questo studio, in unione con altri legali (il prof. Bruno Caruso, docente di diritto del lavoro alla Luiss di Roma, l’avv. Vincenzo De Michele, il prof. Giorgio Fontana, docente di diritto del lavoro a Reggio Calabria e il prof. Stefano Giubboni, docente di diritto del lavoro a Perugia) sta seguendo il contenzioso dei giudici onorari (Giudici di pace, Vice procuratori onorari e Giudici onorari di Tribunale, ora assimilati nella figura del Giudice onorario di pace) che è giunto in Corte europea a seguito della rimessione da parte del Giudice di pace dell’Aquila e di Roma, come già scritto su questo sito (clicca qui)

A tale contenzioso hanno aderito ad intervenire avanti alla Corte di Lussemburgo oltre 900 giudici e oltre 300 hanno già dato mandato per l’azione avanti al giudice ordinario nazionale.

Come è noto, il rifiuto costante e reciso del legislatore italiano (e di tutti i giudici togati) nel negare la natura pienamente giurisdizionale del giudici onorari è fondato sull’unico dato fattuale che non hanno effettuato il concorso per magistratura e ciò nonostante la nomina dei giudici onorari segua un percorso selettivo che è ben assimilabile ad un concorso vero e proprio.

Così i giudici onorari si trovano a svolgere, di fatto, le stesse mansioni dei giudici togati, ma vengono considerati dei giudici “minori” e, soprattutto, vine loro negata una retribuzione adeguata al compito affidato e financo la copertura previdenziale riconosciuta  a tutti i lavoratori subordinati.

Anzi: la Corte di cassazione ha a più riprese negato addirittura la natura subordinata del rapporto di lavoro, definendo la loro situazione come un incarico “onorifico” o “di servizio”, ovvero “un rapporto di servizio volontario” (vedi, per tutte, Cassazione Sezioni unite sent. 13721/2017) che costituisce una palese, quanto ridicola scusa per non riconoscere tutti gli altri diritti che spettano loro, come spettano a tutti i lavoratori pubblici.

Come spesso accade a chi sostiene tesi improbabili o del tutto pretestuose (superior stabat lupus…, di Fedriana memoria) inevitabilmente ci si contraddice, prima o poi, disvelando così l’incongruenza delle proprie affermazioni fatte poco prima.

E questo accede anche al nostro giudice di legittimità, soprattutto quanto le varie sezioni non si accordano preventivamente su quello che debbono dire.

Con la sentenza 28937/2017, infatti, la sesta sezione stralcio delle cause della  prima sezione della Corte di Cassazione, dovendo decidere su un ricorso nel quale veniva dedotta la nullità di una sentenza perché resa da un Giudice onorario di Tribunale, che si riteneva avesse agito al di fuori delle sue funzioni istituzionali, è stata costretta a “scoprirsi”, affermando, con piglio deciso:

«Il primo motivo è manifestamente infondato alla luce del costante orientamento di questa Corte secondo il quale: “i giudici onorari – sia in qualità di giudici monocratici che di componenti di un collegio – possono decidere ogni processo e pronunciare qualsiasi sentenza per la quale non vi sia espresso divieto di legge, con piena assimilazione dei loro poteri a quelli dei magistrati togati, come si evince dall’art. 106 Cost., cosicché, in ipotesi siffatte, deve escludersi la nullità della sentenza per vizio relativo alla costituzione del giudice ex art. 158 c.p.c., ravvisabile solo quando gli atti giudiziali siano posti in essere da persona estranea all’ufficio, ossia non investita della funzione esercitata. Né a diversa conclusione può indurre il R.D. n. 12 del 1941, art. 43 bis che vieta ai giudici onorari di tenere udienza se non in caso di impedimento o mancanza dei giudici ordinari, espressione quest’ultima da intendersi come comprensiva di quelle situazioni di sproporzione fra organici degli uffici e domanda di giustizia, rispetto alle quali l’impiego della magistratura onoraria conserva una funzione suppletiva e costituisce una misura apprezzabile nell’ottica di un’efficiente amministrazione della giustizia (artt. 97 e 111 Cost.)”. (Cass. 22845 del 2016).»

Come si vede, così, la più alta magistratura italiana è costretta a dire quello che non vuole confessare quando i giudici onorari fanno valere i loro diritti.

Il collegio difensivo del giudici onorari (vedi il sito www.dimago.it) continuerà quindi nella sua attività di difesa sempre più convinto delle buone ragioni dei giudici onorari.

Roma, 6 dicembre 2017.

Sergio Galleano

Allegati:

sentenza Sezioni unite 13721/2017 (clicca qui)

sentenza VI sezione 1° n 28937/2017 (clicca qui)