Galleano | LA CASSAZIONE IN CRISI SUI PRECARI DELLA SCUOLA
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LA CASSAZIONE IN CRISI SUI PRECARI DELLA SCUOLA

LA CASSAZIONE IN CRISI SUI PRECARI DELLA SCUOLA

Dopo l’ordinanza di rinvio della Corte di appello di Trento sul risarcimento del danno, la Corte di cassazione va in tilt sul risarcimento del danno spettante ai lavoratori stabilizzati.

 

 

In un precedente articolo , al quale si rinvia per ogni approfondimento (clicca qui), si era evidenziato come le sentenze della Corte di Cassazione adottate nel novembre 2016 di non risarcire il danno a coloro che erano stati stabilizzati nel corso della causa erano decisioni del tutto errate.

In considerazione di tali decisioni, la Corte di appello di Trento aveva deciso di rimettere al questione avanti alla Corte europea, ritenendo che la Corte di cassazione si fosse, sostanzialmente, sottratta alla applicazione della sentenza Mascolo del 26 novembre 2014 che, come tutte le sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea, costituisce ius superveniens (ha cioè forza di legge nel nostro ordinamento), come stabilito dalla Corte costituzionale in diverse decisione (per tutte si veda la ordinanza 196 del 2017: clicca qui).

La Cassazione del novembre 2016 era per di più oltremodo sbagliata ove si consideri che la stabilizzazione oggetto di quei giudizi (e di quello oggetto dell’ordinanza della Corte di appello di Trento) non era conseguenza della legge 107 del 2015 del governo Renzi, adottata proprio in applicazione della sentenza Mascolo, ma era avvenuta per il naturale scorrimento delle graduatorie.

La pendenza del procedimento pregiudiziale avanti alla Corte di Lussemburgo, nel quale chi scrive, unitamente all’avv. Vincenzo De Michele si è costituito per la Confederazione CGS-GILDA, era stata fatta presente alla Corte di cassazione che doveva decidere in camera di consiglio avanti alla sezione sesta , dove vengono trattate le cause la cui soluzione è ormai pacifica a seguito delle ripetute pronunce della sezione lavoro (nella specie rese da novembre 2016 sino ad oggi) dall’avvocato dei docenti Massimo Pistilli, il quale ha anche prodotto il ricorso da lui presentato per un altro docente, vittima di una delle sentenze del novembre 2016, avanti alla Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo e già dichiarato ammissibile dalla stessa Corte (v. nota 1). La sesta sezione, ove invece ritenga che la causa presenti aspetti particolari e diversi da quelle già decise dalla sezione lavoro, o comunque venga messa di fronte ad argomentazioni nuove, è tenuta a rinviare la causa alla sezione lavoro perché la causa venga tratta in udienza pubblica e, quindi, con la presenza delle parti.

In questo caso il collegio, presieduto dalla dottoressa Adriana Doronzo, relatore il dott. Luigi Di Paola, ha ritenuto che la questione rimessa alla Corte europea meritasse un approfondimento e ha disposto con quattro ordinanze, la 27615/2017 (clicca qui), la 27616/2017 (clicca qui), la 27617/2017 (clicca qui) e la 27618/2017 (clicca qui), depositate il 21 settembre 2017, ha ritenuto che la questione non fosse per nulla da sottovalutare ed ha quindi rimesso la causa all’udienza pubblica. Altrettanto è stato fatto con ulteriori quattro ordinanze depositate il  22 novembre 2017 (Presidente sempre la dott.ssa Adriana Doronzo e relatrice, questa volta, la dott.ssa Ileana Fedele), di identico contenuto.

Va segnalato, peraltro, che sempre la stessa sezione, all’udienza del 24 novembre successivo (Presidente il titolare della sesta sezione dott. Pietro Curzio, relatore la dott.ssa Caterina Marotta), ha trattato causa identica e, contrariamente alle otto ordinanze ricordate, ha rigettato i ricorsi dei lavoratori (clicca qui) con l’ordinanza 28136/2017, ripetendo le argomentazioni delle sentenze del novembre 2016 e ritenendo “inutile” la procedura aperta a Lussemburgo dalla Corte di appello di Trento.

La decisione adottata dal  collegio presieduto dal dott. Curzio non muta comunque il fatto che le otto cause ormai rimesse alla sezione lavoro saranno comunque discusse in udienza pubblica.

Come si vede, la cassazione è ormai in tilt completo per quanto riguarda il contenzioso sulla scuola.

Con l’effetto finale che altri ricorsi alla CEDU saranno certamente presentati, presumiamo, dai lavoratori che si sono visti rigettare i ricorsi.

Non ci pare un risultato brillante, né per la Cassazione né per lo Stato italiano.

Roma, 25 novembre 2017

Sergio Galleano

 

Nota 1: la dichiarazione di ammissibilità del ricorso alla CEDU non significa che il ricorso verrà certamente accolto, ma è il primo passo della procedura. La Corte europea dei diritti dell’uomo, infatti, ove ritenga inammissibile o infondato il ricorso lo rigetta subito. Se invece lo ritiene meritevole di valutazione più approfondita, comunica all’interessato l’apertura del fascicolo e comunica i dati della procedura attivata. Insomma si tratta di una prima valutazione importante.