Galleano | PRECARIATO SICILIANO – LA PRIMA MOTIVAZIONE DELLE SENTENZE DELLA CORTE DI APPELLO DI PALERMO CHE HA CAMBIATO AL SUA GIURISPRUDENZA DOPO LE PRONUNCE DELLA CASSAZIONE
16404
post-template-default,single,single-post,postid-16404,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_grid_1200,qode-theme-ver-99.1.1,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.7,vc_responsive

PRECARIATO SICILIANO – LA PRIMA MOTIVAZIONE DELLE SENTENZE DELLA CORTE DI APPELLO DI PALERMO CHE HA CAMBIATO AL SUA GIURISPRUDENZA DOPO LE PRONUNCE DELLA CASSAZIONE

PRECARIATO SICILIANO – LA PRIMA MOTIVAZIONE DELLE SENTENZE DELLA CORTE DI APPELLO DI PALERMO CHE HA CAMBIATO AL SUA GIURISPRUDENZA DOPO LE PRONUNCE DELLA CASSAZIONE

LA CORTE DI APPELLO DI PALERMO HA DEPOSITATO LA PRIMA MOTIVAZIONE NELAL CAUSA

 

Come già si è dato notizia su questo sito (clicca qui) la Corte di Cassazione aveva annullato le sentenze della Corte di appello di Palermo che ritenevano non applicabile la Direttiva UE n. 70 del 1999 e, conseguentemente, tutta la normativa sul lavoro a termine, ai contratti di lavoro stipulati dagli Enti locali siciliani con i soggetti già impiegati come lavoratori socialmente utili (ASU).

Nel novembre 2017 si sono tenute alcune udienze che avevano ad oggetto la reiterazione dei contratti a termine da parte di alcuni comuni siciliani per periodi anche superiori al decennio. La Corte, preso atto della pronuncia della Cassazione, ha rinviato all’udienza tematica del 14 dicembre.

In tale data sono state discusse dagli avvocati Ersilia De Nisco e Federico D’Elia dello studio diverse cause  e la Corte, adeguandosi a quanto stabilito dalla Corte di cassazione, ha riconosciuto a ciascuno dei lavoratori abusati dodici mensilità di risarcimento del danno. 

Per il momento si pubblicano i dispositivi (clicca qui), in attesa delle sentenze che verranno depositate e che saranno pubblicate su questo sito.

Pare opportuno sottolineare che tale decisione è di notevole importanza e potrebbe essere l’inizio di un processo che porta alla stabilizzazione di tutti i precari che, presso gli enti pubblici siciliani occupano posti di lavoro stabili e permanenti, ma vacanti di titolare.

Si consideri infatti che 12 mensilità equivalgono ad un anno di stipendio: dunque se tutti i circa 22.500 precari attualmente in servizio in Sicilia facessero causa, le amministrazioni siciliane dovrebbero pagare 22.500 anni di stipendio ai lavoratori (ovvero somme oltre i 3-400 milioni di euro).

Pare evidente e comprensibile che, in una tale situazione, alla Regione siciliana convenga certamente varare un piano di stabilizzazione per evitare un vero e proprio default finanziario, tanto più che i precari che occupano posti vacanti sono tutti indispensabili per il funzionamento dei servizi essenziali forniti dai vari enti.

Lo studio rimane a disposizione per ogni chiarimento in merito.

Roma, 6 dicembre 2017.

Sergio Galleano