Galleano | Lavoro nautico
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Lavoro nautico

Lavoro nautico

Contratti a termine successivi –
Disciplina di cui al codice della navigazione
(artt. 325 e segg. R.D. 327/1942)
– Possibile contrato con la Direttiva UE 1999/70 –
rinvio pregiudiziale alla Corte europea
– Cass. n. 15560 del 20.06.13


La Corte europea pare ormai ingolfata di procedimenti pregiudiziali promossi dai giudici nazionali italiani in tema di contratti a termine.

L’ultimo, in ordine di tempo, è quella di cui alla sentenza 15560 del 20 giugno 2013 ( leggi / scarica ) della Corte di cassazione (Pres. Miani Canevari, est. Marotta), con la quale viene rimesso l’esame di compatibilità con varie clausole della Direttiva della normativa di cui al Codice di navigazione italiano.

La questione riguarda un dipendente delle Ferrovie dello Stato, addetto alle navi traghetto dello stretto di Messina, assunto con ripetuti contratti per uno o più viaggi e per un massimo di 78 giorni ciascuno.

Il codice della navigazione, in tema di contratti a termine prevede una disciplina particolare, secondo la quale le parti possono stipulare un contratto a tempo determinato o indeterminato ovvero ancora per uno o più viaggi. Per viaggio si intende il percorso tra il posto di imbarco e quello di destinazione finale (art. 325).

Nell’ipotesi di apposizione di un termine non è prevista l’esplicazione delle ragioni dell’apposizione della durata, ma l’art, 326 dispone che se i contratti sono stipulati per un periodo superiore ad un anno, ovvero se l’arruolato presta ininterrottamente servizio per più di un anno, il contratto si intende a tempo determinato.

I periodi inferiori a 60 giorni non valgono ad interrompere il periodo tra un contratto a tempo determinato e il successivo.

Come si vede – e come è ampiamente spiegato nell’ordinanza – tale sistema consente la reiterazione infinita di contratti a termine, per di più, senza la necessità di indicare la ragione obiettiva dell’assunzione.

La Corte di cassazione, peraltro, formula in modo molto ben argomentato la questione, ripercorrendo tutta la legislazione europea che riguarda il lavoro nautico che, da un lato, sembra delineare una natura speciale della tipologia del lavoro marittimo ma , dall’altro, sembra riferirsi più ad aspetti esteriori al rapporto di lavoro, come la sicurezza della specifica natura del settore, che non giustificherebbe, quindi , la sottrazione alle tutele in favore del lavoratore apprestate dalla Direttiva.

Insomma, un quadro variegato che giustifica pienamente la rimessione alla Corte europea.

Milano, 21 giugno 2013

Sergio Galleano

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