Galleano | Poste
15476
page-template,page-template-full_width,page-template-full_width-php,page,page-id-15476,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_grid_1200,qode-theme-ver-99.1.1,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0.1,vc_responsive

Poste

Poste

Il contenzioso di Poste italiane impegna lo studio da oltre vent’anni.
La difesa dei lavoratori del settore è iniziata quando ancora vi era l’Amministrazione delle Poste e delle telecomunicazioni, nell’allora tipico contenzioso di natura amministrativa. La privatizzazione, avvenuta con il DL 1.12.93 n. 487, convertito con modificazioni in legge 29.1.94 n. 71, ha comportato l’improvvisa applicazione del diritto privato a far data dalla approvazione del primo ccnl del 26.11.1994.
Il primo contratto collettivo approvato disponeva la risoluzione del rapporto di lavoro per chi aveva il massimo dell’anzianità contributiva. Tale disposizione era certamente illegittima costituendo, tra l’altro, una manifesta disparità di trattamento. Il primo contenzioso del nuovo corso è stato inaugurato dallo studio che ha visto da subito la reintegrazione dei lavoratori ad opera della magistratura milanese. Nel 1997 la soluzione positiva è stata confermata dalla Corte di Cassazione che ha deciso una causa patrocinata dallo studio.
A queste cause ne sono seguite numerose altre, relative al nuovo inquadramento disposto dal ccnl 1994, che si sono estese a tutti gli aspetti del rapporto (provvedimenti disciplinari, trasferimenti, mansioni superiori, ecc.).
Nel 1995 è iniziato il primo ampio contenzioso sui contratti a termine che ha visto la pressoché totalità delle cause concludersi con esito positivo, sicché il Governo, con D.L. 510/1996 interveniva inopinatamente sulle cause in corso, disponendo la non applicazione della disciplina sul contratto a termine sino al settembre 1997, con un discutibile provvedimento di legge inopportunamente fatto salvo dalla Corte costituzionale dopo una lunga battaglia giudiziaria, che ha visto il prima linea lo studio, conclusasi con la sentenza 419/2000.
Nonostante l’intervento del Governo, nel 1997 Poste ha ripreso a stipulare migliaia di contratti a termine la cui gran parte è parimenti stata dichiarata illegittima dalla magistratura di tutt’Italia, Cassazione compresa.
Nel 2001, a seguito dell’approvazione della Direttiva UE 1999/70, è stato emanato il Decreto legislativo 368/2001 che costituiva il neppure nascosto tentativo dell’allora maggioranza di Governo (in concerto con Poste) di giungere ad una sostanziale liberalizzazione del Contratto a  termine.
Lo studio, in collegamento con molti altri legali, ha avversato l’interpretazione del nuovo provvedimento, sostenendo la specialità del contratto a termine e la necessità di un’interpretazione restrittiva della nuova normativa, in linea con la normativa europea, che poi è in gran parte stata recepita dalla Corte di Cassazione con la sentenza 18925/2008 e dalla Corte costituzionale con la sentenza 241/2009, avanti alle quali lo studio ha patrocinato le cause più rilevanti.
Fallito l’iniziale tentativo, il legislatore ha gettato la maschera e, con la finanziaria del 2005, legge 266/1995, ha inserito nel D.Lgs. 368/2001 l’art. 2 comma 1 bis che consente a Poste di assumere liberamente, svincolata dall’obbligo di motivare la ragione dell’assunzione (che di fatto era sempre insussistente).
Lo studio ha avversato tale normativa, promuovendo centinaia di cause ed ottenendo in gran parte dei casi il posto di lavoro per i propri assistiti, posto che è poi divenuto definitivo a seguito degli accordi sindacali che Poste è stata costretta a raggiungere per arginare il contenzioso, ormai divenuto insostenibile. La battaglia su questa specifica normativa, sino ad ora “salvata” dalle magistrature superiori, è tuttora in corso per quanto riguarda la questione delle percentuali dei lavoratori di assumere.
Così come è ancora in corso la battaglia sul cd. “collegato lavoro”, una norma vergognosa che ha costretto molti lavoratori di Poste a restituire importi che legittimamente erano stati loro erogati sulla base della precedente normativa. Il fronte si è ora spostato in sede europea, avanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo, dove pende uno specifico procedimento presentato dallo studio ed è all’avvio una causa contro lo Stato italiano avanti alla magistratura ordinaria per ottenere il risarcimento dei danni per la violazione della normativa europea.
Questa lunga storia, qui necessariamente riassunta in poche righe, è ampiamente ricostruibile attraverso la lettura degli interventi e delle sentenze presenti in questo settore.
Ora, come è noto, la disciplina del contratto a termine è stata ulteriormente modificata, dapprima con la legge Fornero ed ora, drasticamente, con il Jobs act del Governo Renzi. La nuova disciplina presenta una vistosa contrarietà alla normativa europea, determinando la pressoché totale eliminazione di misure preventive e la labilità ed insufficienza di quelle repressive.
Su questo punto lo studio, unitamente ad altri studi legali italiani, sta predisponendo i ricorsi chiedendo la rimessione pregiudiziale della questione alla Corte europea di Lussemburgo.
Sul sito si potranno seguire le fasi di questa nuova vicenda.

1. Non si utilizzano queste espressioni a caso: ricordiamo infatti che la Corte europea, con la sentenza Carratù del 12.12.2013 ha espressamente stabilito che Poste italiane va considerata Stato nei contenziosi relativi ai rapporti di lavoro.