La Commissione Europea si è finalmente decisa ad aprire formalmente una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia in relazione alla situazione del precariato nel pubblico impiego, che ha preso il numero 2014-4251 (clicca qui: per quella sul precariato vedi pag. 3 della comunicazione).
Tale decisione è conseguenza di tutte le pressioni che da anni sono in corso a seguito anche delle ripetute denunce di Pier Paolo Volpe (clicca qui) un funzionario sindacale di Taranto che ha svolto un lavoro insostituibile di segnalazioni alle autorità europee sul precariato pubblico in Italia e che ha portato all’avvio della nuova procedura.
L’apertura della nuova procedura fa seguito alla ingloriosa chiusura della precedente procedura 2010/2124 concernente il mondo della scuola (clicca qui), aperta nel 2010 sempre a seguito delle segnalazioni di Pier Paolo Volpe ed archiviata a fronte delle assicurazioni fornite nel 2015 dal Governo italiano a seguito dell’approvazione della legge sulla “buona scuola” del Governo Renzi che, come è noto, ha risolto solo in piccola parte il problema del precariato del settore.
Restava invece il problema complessivo del vasto precariato impiegato nei Ministeri, negli Enti locali, nella sanità e in molti altri settori che era stato oggetto di ripetute sedute della Commissione petizioni del Parlamento Europeo di cui si è data notizia anche su questo sito (clicca qui) e che non è ancora stato risolto, anche qui se non in parte, dalla Legge Madia (n. 75/2017) che si è limitata a consentire agli enti utilizzatori la stabilizzazione dei dipendenti precari, senza prevederne l’obbligo in caso di conclamato abuso.
Sarà il caso di seguire l’evoluzione di questa procedura. Intanto lo Stato italiano è tenuto a far pervenire alla Commissione le sue osservazioni entro due mesi dalla notifica.
Vedremo cosa deduce il Governo italiano.
Roma, 29 luglio 2019
Sergio Galleano