Questo sito ha finalità divulgative destinate ai clienti dello studio, ai lavoratori e, per quanto possa occorrere, agli addetti al settore. Si attiene quindi alla pubblicazione di sentenze o atti giudiziari che possono essere di utilità nel proprio lavoro e nelle scelte di natura giudiziaria. Ciò non di meno, pare opportuno – una volta tanto, ma non sarà l’ultima – allargare il campo di azione ad analisi più generali che concernono la vita del nostro paese e possono influire su quella dei singoli, sotto il profilo lavorativo, ma non solo, essendo spesso in gioco principi e valori che riguardano la vita di tutti i cittadini italiani (e, speriamo , europei). Molti avranno sentito parlare – spesso a sproposito, – di “poteri forti”, espressione di cui si riempiono la bocca coloro che spesso, hanno poco da dire ma vogliono apparire “fuori dal coro” o “vicini alla gente”, giustificando il poco – più spesso il niente – che hanno fatto e fanno, imputandone la colpa, appunto, a fantomatici “poteri forti” che impediscono loro di realizzare i meravigliosi castelli in aria di cui si riempiono la bocca , ma dei quali non forniscono mai né la definizione, né le persone che li incarnerebbero (o perché fanno parte del “giro”, o forse, più semplicemente, perché neppure lo sanno). Un recente lavoro dell’avv. Vincenzo De Michele ( leggi / scarica ), costituito da un intervento ad un seminario di studi tenutosi a Otranto, organizzato dal centro studi Domenico Napoletano, che si occupa di diritto del lavoro, ci fornisce l’occasione per illustrare come invece si possa fare diritto ed informazione su temi concreti, frutto di approfondimenti costati tempo e fatica, con l’effetto di fare luce su aspetti poco conosciuti e che invece “pesano” su tutti noi , inconsapevoli ma chiamati a pagare e non solo sotto il profilo economico, posto che certe scelte pesano sulla nostra vita ed anche su quella dei nostri figli. Il tutto mentre una casta ingrassa e fa man bassa dei beni pubblici (cioè i nostri), per di più facendosi passare come un civil servant da ammirare, adulare e, all’occasione, riverire in uno dei tanti talk show a cui si degnano di partecipare. In questo lavoro – che costituisce l’aggiornamento sino ad oggi di una relazione tenuta a quel convegno nel giugno 2011 – si parla dell’impero politico finanziario costituito dall’Inps (che ha oggi inglobato L’Ipost e l’Inpdai), da Poste italiane (con il connesso controllo della Cassa depositi e prestiti, che costituisce la vera cassaforte dei risparmi degli italiani) e da Equitalia, l’ente gabellatore che drena i soldi da tutti noi verso lo Stato. La relazione di de Michele inizia con una parte un po’ tecnica (ma interessanti – e pure gustosi – sono i riferimenti agli scritti, precedenti alla ascesa alla Presidenza del Consiglio, di Mario Monti, pertinenti alla materia trattata), ma dopo una decina di pagine si dispiega, con avvincente lettura, nelle acrobazie giuridiche e finanziarie che sono riuscite a portare uno sconosciuto commercialista, Antonio Mastrapasqua , ad essere l’uomo che oggi manovra la più grande quantità di denaro che si possa immaginare, attraverso il controllo (diretto: è presidente-dittatore, in barba alla legge) dell’Inps. Mastrapasqua, come scrive Sergio Rizzo sul Corriere della Sera del 16.10.2008 (l’uomo dai 54 incarichi): ha quattro incarichi da presidente: c’è quello di presidente dell’Inps e quelli di presidente di Equitalia Gerit, Equitalia Etr ed Equitalia Esatri, società controllate da Equitalia, gruppo di cui l’Inps possiede il 49%. Due incarichi sono da vicepresidente: nella Equitalia servizi e nella Equitalia nomos, altre società del gruppo Equitalia. Mastrapasqua risulta poi ancora titolare di un incarico da amministratore delegato della Italia previdenza, società controllata dall’Inps. Ricopre quindi un paio di incarichi da consigliere semplice. Tre da liquidatore. Una decina da presidente del collegio sindacale. Ventiquattro da revisore dei conti effettivo. Otto da revisore supplente. Alcuni di queste poltrone gli sono state assegnate addirittura dopo che il governo l’aveva designato, il 4 luglio scorso, alla presidenza dell’Inps. La nomina a sindaco di Coni servizi (società pubblica) è arrivata l’8 luglio. Ed era il 2008. Come rileva De Michele, la Presidenza (anzi: la dittatura, come si spiega nel lavoro) dell’Inps è stata recentemente prorogata al 2014. Mastrapasqua è il signore dei nostri risparmi e delle nostre pensioni senza alcun controllo, come da anni continua a denunciare (ma chi mai ne parla!) la Corte dei Conti italiana. Non pochi meriti vanno comunque anche a isolati (e infatti perseguiti) altri soggetti. Oltre al già citato Sergio Rizzo, ricordiamo Milena Gabbanelli, l’unica che ha potuto e voluto fare puntate su Report in merito alla situazione di Inps e del suo Presidente (ed infatti è riuscita a tornare in onda in questa stagione a furor di popolo, perché già era destinata ad essere eliminata dalla Rai). Senza dimenticare Giorgio Meletti e Salvatore Cannavò, che da qualche mese ciclicamente ci rendono edotti dei prodigi del “nostro” sul fatto quotidiano. L’aspetto interessante del lavoro qui pubblicato è soprattutto il fatto che essendo De Michele avvocato specializzato nel contenzioso Postale e previdenziale, ha avuto modo di “tastare” concretamente nel lavoro di ogni giorno il modus operandi del moloch finanziario che si è riusciti a mettere in piedi e che non ha rivali in tutto il Paese. L’autore spiega come la ramificazione del potere creatosi riesca a influenzare i massimi organi giurisdizionali italiani (Cassazione e Corte costituzionale), con ramificazioni anche nella Corte di Giustizia europea (come sanno i lettori di questo sito, sul quale abbiamo pubblicato le sciagurate vicende relative ai procedimenti di cui all’art. 2, comma 1 bis: la causale finanziaria di Poste italiane). Riteniamo che testi come questo possano essere utili a comprendere meglio come e dove sia opportuno intervenire per evitare il collasso del nostro paese. Senza dimenticare i diritti individuali e dei lavoratori che sono quanto di meno è considerato dall’attuale organizzazione istituzionale della nostra “Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Sui questi punti riteniamo opportuno iniziare un dibattito che ci auguriamo possa avere altri contributi.
Roma, 21 maggio 2012
Sergio Galleano
ALLEGATI