La Cassazione riafferma la tutela dei lavoratori contro i comportamenti ritorsivi del datore di lavoro pubblico.

Lo Studio si è da tempo specializzato anche in materia di tutela avverso i comportamenti ritorsivi del datore di lavoro. 

Si rinvia alla news “I comportamenti ritorsivi del datore di lavoro e i rimedi giurisdizionali” pubblicata in data 14 ottobre 2024 sul nostro sito (Clicca qui per leggere l'articolo).

Di recente, in una causa patrocinata dallo Studio fino dal primo grado, la Corte di cassazione, con sentenza 33786/2024, (Clicca qui per scaricare il testo in PDF) si è pronunciata annullando una sentenza della Corte di appello di Palermo.

Il caso, particolarmente interessante, riguarda anche questa volta lavoratori (qui a termine) che avevano agito per ottenere il risarcimento del danno per l’abusiva successione dei contratti, ottenendo ragione da parte del Tribunale di Marsala (sentenza poi confermata dalla Cassazione 30209/19).

Il Comune di Mazara del Vallo, alla notizia della sentenza, si rifiutava di rinnovare i contratti a termine dei lavoratori vittoriosi in giudizio, nonostante fosse già stata deliberata la loro stabilizzazione. 

L'Amministrazione pretendeva che i lavoratori sottoscrivessero specifica rinuncia al risarcimento del danno disposto in sentenza, nonché al risarcimento di ogni altro danno passato e futuro. 

La sottoscrizione della rinuncia di cui sopra era posta dal Comune quale condizione per la continuazione dei  rapporti a termine ed il completamento della stabilizzazione.

Inoltre, l'Amministrazione pretendeva che anche i lavoratori a termine che non erano stati parte in giudizio rinunciassero in via preventiva ad ogni azione risarcitoria nei confronti del Comune. 

Al rifiuto dei lavoratori, seguiva il mancato rinnovo dei contratti a termine. 

I lavoratori si rivolgevano di nuovo al Tribunale di Marsala, chiedendo che venissero annullati i provvedimenti del Comune e ricostituiti i rapporti. Il Tribunale dava loro ragione e ordinava al Comune di riassumerli.

Era poi il Comune a ricorrere in appello. La Corte di appello di Palermo, invece, assumeva il comportamento del Comune come legittimo, in quanto la pretesa di una rinuncia agli effetti della sentenza da parte degli interessati era finalizzata alla tutela di un interesse pubblico: la necessità di evitare ulteriori contenziosi  e di non gravare sui bilanci dell’Ente.

La sentenza di appello veniva a sua volta impugnata dai lavoratori e la Corte di cassazione, con l’ordinanza 33786/2024, ha annullato la pronuncia, affermando in modo tranchant che: “I lavoratori hanno agito in giudizio chiedendo l’assunzione (o comunque le retribuzioni che avrebbero dovuto maturare), prospettando che non erano stati assunti per la mancata sottoscrizione della liberatoria. La Corte d’Appello ha affermato erroneamente che motivi di interesse pubblico, consistenti nell’evitare eventuali cause risarcitorie - nella sostanza da intendere connesse alla abusiva reiterazione dei contratti a termine - legittimavano la richiesta rivolta ai lavoratori di sottoscrivere la liberatoria dalle pretese risarcitoria, quale condizione per dar corso al rinnovo dei contratti a termine, e tale statuizione va cassata con rinvio”.

La pronuncia del supremo organo giurisdizionale rimarca dunque la tutela dei lavoratori contro i comportamenti ritorsivi del datore di lavoro pubblico.

​Avv. Sergio Galleano

4 marzo 2025